• “Pane e Bugie” di Dario Bressanini – La recensione di Laura Cellupica.

    “Pane e Bugie” di Dario Bressanini – La recensione di Laura Cellupica.

    Chimico e docente universitario presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e ambientali dell’Università dell’Insubria, Dario Bressanini è da molti anni devoto alla nobile causa della divulgazione scientifica. Ha curato un blog su Il Fatto Quotidiano fino al 2013, ora fa lo stesso su Repubblica, e nel suo spazio si preoccupa di rivolgersi in primis ai profani della Scienza, ovvero a quella (larga) fetta della popolazione che, a suo avviso, sarebbe più esposta al rischio di mala-informazione per via della scarsa dimestichezza con il linguaggio scientifico, necessario per comprendere a pieno argomenti riguardanti l’alimentazione e il suo impatto sulla salute.

    Il suo libro Pane e Bugie, edito da Chiarelettere per la prima volta nel 2010 e arrivato oggi ben alla quinta ristampa, è, come l’autore stesso dichiara, un “vaccino contro i pericoli della cattiva informazione a tavola”. È un rimedio alla disinformazione alimentare, una (ri-)educazione all’informazione scientifica , troppo spesso travisata, dirottata, piegata a fini poco nobili o addirittura occultata. Ma, soprattutto, Pane e Bugie è una sorta di apologia della Scienza che oggi, secondo l’autore, sarebbe ingiustamente bersagliata da critiche vacue e prive di fondamento in nome di una Natura che è invece osannata a tutti i costi, oggetto di una visione disneyana che non permette giudizi obiettivi. L’opinione pubblica sarebbe, secondo Bressanini, caduta in una trappola ideologica che ha portato ad una visione a tutti i costi romantica e sentimentale della Natura, benigna e benevola, e contemporaneamente ad una sorta di ottusa chemiofobia, che impedirebbe aprioristicamente alla Scienza di coadiuvare e collaborare con l’uomo (anche quando gli semplificherebbe non poco la vita).

    Pane e Bugie - Dario BressaniniLa strada percorsa dal libro va dal tentativo di riabilitazione, agli occhi dell’opinione pubblica, degli OGM, bombardati da una fuorviante campagna di demonizzazione mediatica, a quello di ridimensionamento del ruolo dell’agricoltura biologica e della spesa a km 0, a quanto pare sopravvalutate, a considerazioni varie sul glutammato, sul latte crudo, sul pesto cancerogeno e ancora su altri pregiudizi alimentari vari ed eventuali: il tutto condito e accompagnato da un’accurata bibliografia di riferimento, che dovrebbe consentire al lettore di verificare volta per volta le informazioni sottoposte alla sua attenzione.

    Insomma. La missione di Bressanini è quella di dare al lettore, attraverso questa rosa di argomenti, gli strumenti necessari per avere un approccio più criticamente consapevole sulle notizie che quotidianamente legge sui giornali e su Internet, e ascolta in TV. Il peggior nemico dell’autore? Si direbbe la cattiva informazione, ma c’è da dire che anche gli attivisti non godono certo della sua ammirazione. E nemmeno i media (senza scrupoli), né i giornalisti (non sia mai che verifichino una notizia prima di scriverla…), né tantomeno il marketing (demoniaco) e le (malefiche) strategie commerciali che, per un pugno di dollari, rivoltano l’opinione pubblica come il più inerme e inconsapevole dei calzini. Per non parlare, poi, di Greenpeace, Slow Food, Legambiente e Beppe Grillo, mostri mascherati da supereroi che manovrano le masse come fossero burattini utilizzando armi ideologiche di ultimissima generazione, come il “salutismo modaiolo” o l’ ”ecologismo dai facili costumi”.

    Ora, ironia a parte, è vero: si può concordare con Bressanini sul fatto che oggi, un po’ troppo spesso, l’attenzione all’alimentazione e la volontà di intraprendere uno stile di vita più sano rappresentino una tendenza, una moda o una qualche curiosa forma di esibizionismo, che non siano fondate su un’effettiva e acquisita consapevolezza ma, in qualche modo, imposte dall’alto di strategie pubblicitarie o campagne mediatiche. Ma è davvero un atteggiamento da condannare tout court, o c’è qualcosa da salvare? Non è forse più coscienzioso, da parte di un cultore dell’argomento, concedere al consumatore ignaro e inconsapevole – poiché mosso dall’ingannevole (ne siamo proprio certi?) convinzione di fare del bene all’ambiente – quel pizzico di autocompiacimento derivante dall’acquisto di ortaggi a km 0 al mercato dei contadini, piuttosto che bombardarlo di scetticismo e di dubbi sul reale beneficio che potrebbe derivare da questo suo gesto?

    Non siamo tutti scienziati, è un dato di fatto. Ma se non si può negare che questa nostra condizione ci esponga continuamente al pericolo di essere manovrati da chi pretende di decidere (con intenti più o meno nobili) ciò che è e non è meglio per noi, è vero anche che alcune argomentazioni di questo libro rischiano di condurre più al criticismo che alla critica, più alla sfiducia che alla consapevolezza, a causa dell’atteggiamento – maldestramente occultato – di anti-attivismo e anti-complottismo a tutti i costi dell’autore.

    Senza la pretesa (che, vista la formazione umanistica di chi scrive, sarebbe, per l’appunto, solo una “pretesa”) di smontare le argomentazioni scientifiche del libro, questa recensione invita semplicemente a una maggiore prudenza e delicatezza: anche se è chiaro che lo scetticismo dell’autore è rivolto alla macchina mediatica che si scatena in seguito alle rivelazioni scientifiche, e non alle rivelazioni scientifiche stesse (che, in effetti, possono a buon diritto essere confermate o smentite nel corso del tempo e a fronte di ulteriori scoperte), puntare così spudoratamente i riflettori sulla loro intrinseca labilità rischia di alimentare un atteggiamento di fatalismo già troppo diffuso (e dannoso) nell’opinione pubblica (“I ricercatori prima affermano una cosa, poi l’esatto contrario, quindi io mangio / bevo / fumo quanto voglio” ecc ecc…).

    È un invito, concludendo, inevitabilmente scaturito dalla lettura di un buon libro che rischia, nonostante le buone intenzioni e le premesse difensive dell’autore, di dare un messaggio sbagliato a lettori poco attenti che non sappiano coglierne e apprezzarne a pieno le contraddizioni.

    Dott.ssa Laura Cellupica

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