• Intestino, secondo cervello di Miguel Ángel Almodóvar – La recensione di Laura Cellupica.

    Intestino, secondo cervello di Miguel Ángel Almodóvar – La recensione di Laura Cellupica.

    Questo libro ti condurrà, caro lettore, lungo un cammino scandito da tutta una serie di conoscenze che possono rivelarsi cruciali per il tuo benessere. Sarà un viaggio alla ricerca della tua salute e del tuo equilibrio.”

    Da quando, nel 2010, è stato portato a termine il sequenziamento genetico della struttura microbica che abita nel corpo umano – altrimenti detta secondo genoma o metagenoma – l’idea dei microbi è radicalmente cambiata: prima associati solo a malattia e morte, sono ora considerati potenziali portatori di benessere e di miglioramento della qualità della vita. Per capire come una simile “rivoluzione scientifica” abbia potuto aver luogo, bisogna iniziare a familiarizzare con l’idea che il nostro intestino non sia deputato solo allo svolgimento di funzioni fisiologiche, ma che influisca anche in modo diretto sulle emozioni.

    Intestino, secondo cervello di Miguel Ángel Almodóvar offre un’esaustiva e dettagliata panoramica su tutti gli aspetti che riguardano questo rivoluzionario quanto promettente campo di studi: affianca la storia delle scoperte sull’argomento a rigorose ma sempre chiare spiegazioni sul ruolo e il funzionamento del microbiota intestinale e, in particolar modo, sull’importanza che questo riveste per la salute psicofisica dell’uomo.

    Più nel dettaglio: il microbiota di ogni organismo è diverso da quello degli altri, e ogni individuo è contraddistinto da una delle tre tipologie di composizione batterica intestinale (enterotipi) così come lo è da un gruppo sanguigno. Ciò che mangiamo può alterare composizione e prodotti della flora intestinale, e la nostra alimentazione influisce sul metabolismo e sulle funzioni del cervello.

    intestino-secondo-cervello-AlmodóvarDiete sbilanciate (carenti di fibra e ricche di proteine animali, in particolare carni rosse, zuccheri semplici, dolci e prodotti avicoli industriali), poichè provocano l’aumento dell’attività di batteri intestinali patogeni, possono causare la disbiosi, ovvero lo squilibrio quantitativo e qualitativo dell’ecosistema batterico intestinale, mentre diete ricche di fibre (provenienti da legumi, frutta e verdura) e di prebiotici (forniti da yogurt e da altri tipi di latte fermentato) favoriscono lo sviluppare e il proliferare di batteri intestinali benefici.

    Per allontanare il rischio di disbiosi, però, non è sufficiente avere un’alimentazione sana ed equilibrata. Bisogna prestare particolare attenzione alle terapie antibiotiche, che vanno somministrate con prudenza specialmente nel periodo dell’infanzia – importantissimo per lo sviluppo del microbiota umano. Lo squilibrio delle popolazioni batteriche intestinali causato dall’uso eccessivo di terapie antibiotiche potrebbe addirittura rivelarsi all’origine del forte incremento di malattie il cui tasso d’incidenza sulla popolazione, nel giro di pochissimi anni, si duplicato (obesità, diabete, malattia infiammatoria intestinale, allergie e asma). In questo senso, i probiotici potrebbero rivelarsi ancora molto utili: se integrati nella dieta, potrebbero contribuire ad evitare che si produca un aumento dei nutrienti utili ai patogeni.

    Occhio, poi, all’igiene, non solo alla carenza – come si potrebbe pensare – ma anche all’eccesso: “La prossima volta che il vostro bebè si porterà qualcosa alla bocca, pensate che questa patina gli sta fornendo utili microbi che lo aiuteranno a formare il suo microbiota” (Justin L. Sonnenburg).

    Lo stress è ancora un altro acerrimo nemico del benessere psicologico, ed è importante ricordare, quando si resta vittime – ad esempio – di ritmi lavorativi esagerati, o di uno stile di vita eccessivamente frenetico, che il malessere intestinale può essere sia causa sia effetto di ansia, stress, depressione.

    Se nel campo della psichiatria la relazione tra apparato digerente e malattie mentali non è esattamente una novità (ci sono teorie che portano avanti l’idea secondo cui anche nell’autismo il microbiota intestinale giochi un ruolo fondamentale), rivoluzionaria è invece la constatazione che non solo l’apparato digerente non è subordinato al cervello, ma che questo reagisce addirittura alle informazioni che gli giungono dagli intestini. La relazione tra microbiota intestinale e situazione emotiva è, insomma, una strada a doppio senso: sapevate, ad esempio, che – romanticismo a parte – “le farfalle nello stomaco” corrispondono ad alterazioni del tessuto nevoso, o a situazioni di stress percepite attraverso il sistema nervoso sito nell’intestino? Il sistema nervoso enterico parla al cervello e il cervello risponde, e l’intestino può incidere anche sull’umore. Il libro parla, infatti, anche della prospettiva e della possibile messa a punto in futuro dei cosiddetti psicobiotici, organismi viventi che, se ingeriti in quantità adeguate, saranno in grado di produrre un beneficio sulla salute di pazienti affetti da malattie psichiatriche.

    La seconda parte di Intestino, secondo cervello introduce il mondo della Medicina Psicosomatica e della Medicina Integrativa. Il ruolo della Medicina Psicosomatica, sempre più riconosciuto in ambito europeo, è quello di indagare e connettere fattori mentali e patologie fisiche e quello di prendere in considerazione i fattori ambientali e psicologici che circondano le persone e che sono interconnessi a numerosissime patologie (senza, ovviamente, metterne in discussione né trascurarne le cause fisiche). Scopo ultimo della Medicina Integrativa è, invece, quello – non semplice – di costruire un ponte che colleghi le medicine cosiddette alternative alla medicina tradizionale: il principio fondamentale di questo nuovo approccio è di non trascurare nulla che possa dimostrarsi efficace, indipendentemente dalla “scuola” di provenienza, con i soli obiettivi della prevenzione e della cura.

    La terza e ultima parte del libro di Almodóvar trasporta, infine, il lettore in una dimensione più concreta dell’argomento: viene suggerita una dieta completa per la salute del microbiota, completa di alimenti da consumare raramente (o addirittura da eliminare completamente) e delle relative spiegazioni del caso; e vengono, in ultimo, proposti ben sette menù ricchi di prebiotici e probiotici per chi non vuole rinunciare al gusto di dedicarsi ai fornelli non trascurando l’attenzione alla salute.

    In conclusione, una riflessione:

    “Il cammino da compiere è ancora lungo ma tutto sembra far pensare che umani e batteri siano disposti a percorrerlo insieme, con spirito cordiale e di cooperazione, in nome di un orizzonte di salute piena”.

    Dott.ssa Laura Cellupica

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