• Le Bugie nel Carrello di Dario Bressanini – La recensione di Laura Cellupica.

    Le Bugie nel Carrello di Dario Bressanini – La recensione di Laura Cellupica.

    Dario Bressanini dichiara, nelle prime pagine del libro Le Bugie nel Carrello, «Se Pane e Bugie ruotava intorno alla disinformazione, ai miti e alla paure che circondano il cibo, con esempi scelti per illustrare ragionamenti e concetti, questa volta avrei voluto parlare in modo più diretto dei singoli prodotti». E sembra, tutto sommato, che l’obiettivo sia stato perseguito con buoni risultati. Infatti, se in Pane e Bugie lo scopo informativo/divulgativo e la pretesa di obiettività dell’autore rischiavano di compromettersi proprio in quei ragionamenti e concetti, spesso opinabili, che facevano da cornice all’informazione, nel richiestissimo sequel di quello che è stato, in ogni caso, un grandissimo successo editoriale, Bressanini riesce finalmente nel suo intento.

    Le Bugie nel Carrello di Dario BressaniniLa comunicazione è fluida, chiara, diretta. Gli argomenti trattati sono (quale più e quale meno) tutti interessanti, le argomentazioni ben condotte. I prodotti di cui si parla sono quelli che, potenzialmente, si possono trovare nel carrello della spesa di tutti: rivelarne leggende e trucchi, come promette il sottotitolo del libro, si può quindi considerare a tutti gli effetti una specie di servizio socialmente utile.

    Quando l’autore afferma che oggigiorno le strategie pubblicitarie viaggiano molto più rapidamente della (diciamo così) furbizia del consumatore medio, non si può non concordare: è proprio vero che, a volte, «basta aggiungere una sostanza che il consumatore ha imparato a identificare come “benefica” e pubblicizzarla sulla confezione» per vendere un prodotto al doppio (ma anche al triplo o al quadruplo) del prezzo di un suo equivalente. Esempio: la patata al selenio.

    La promessa pubblicitaria di un briciolo d’intelligenza in più (“La patata intelligente”) ha convinto molti consumatori che una patata potenziata al selenio potesse valere qualche euro in più sul totale dello scontrino. Quale ironia! Peccato che non ci sia nessun riscontro scientifico, nessuna prova che leghi le patate al selenio all’incremento e/o miglioramento delle attività cognitive. Per di più, se supera una certa dose, il selenio è perfino tossico, e qui Bressanini coglie l’attimo e torna su un argomento che – per chi non l’avesse già capito leggendo Pane e Bugie – gli sta particolarmente a cuore (dopotutto, a un chimico si può perdonare anche di peggio): non esistono sostanze buone e sostanze cattive, “è il veleno che fa la dose”, e chi più ne ha più ne metta.

    Certamente è utile sapere che il Kamut altro non è che un marchio registrato, e non “l’antico grano dei faraoni”; che alcuni prodotti etichettati come a “chimica zero” contengono in realtà nitriti (conservanti), ma definirli “naturali” rende tutto, all’apparenza del consumatore, più tollerabile; che il degustatore ignaro apprezza molto di più un vino che sa costare molto di più rispetto al suo equivalente (esattamente equivalente) più economico; che nelle mozzarelle di bufala che si acquistano comunemente al supermercato non tutto è bufala quel che luccica; e che, dulcis in fundo, la biodinamica non è altro che un’agricoltura biologica con benefici: benefici tipo strampalate pratiche esoteriche, o preparati che coinvolgono interiora di animali e forze astrali… Insomma tu, sì, proprio tu che ti aggiri tra gli scaffali del supermercato con il tuo carrello alla ricerca della più accattivante novità salutistica, stai bene attento.

    Non limitarti a chiederti “cosa”, chiediti anche “quanto”. “Quanto” selenio può farti diventare più intelligente? “Quanto” può avvelenarti? Cosa vuole dire che gli Omega3 sono “grassi buoni” e che non fanno male, e quali quantità devono essere assunte per ottenere realmente qualche beneficio?

    Perché se «la medicina e la scienza della nutrizione non sono scienze esatte», come l’autore afferma nel libro, meglio non pensare in quali disastri sarebbe in grado di incappare il consumatore medio che deve barcamenarsi tra internet, TV, fai da te, e l’immancabile «è vero, me l’ha detto mia cognata!».

    Dott.ssa Laura Cellupica

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