• La cicerchia

    La cicerchia

    Cicerchia: dalla tradizione alla nutrizione.

     

    Un po’ di Storia…

    Cicerchia (Lathyrus sativus, Famiglia Fabaceae) è il nome comune di uno dei legumi più antichi coltivato in Asia (sue tracce le ritroviamo in Mesopotamia con datazione risalente a più di 8000 anni fa), Africa e Europa, con riferimento anche ad alcune zone dell’Italia (Molise, Puglia, Umbria, Lazio e Marche) dove hanno ottenuto il riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano (PAT) da parte del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Sebbene questo alimento abbia fatto a lungo parte dell’alimentazione contadina italiana, oggi è piuttosto raro al di fuori delle regioni che la conservano per tradizione.

    Come si coltiva
    È una coltura con particolari capacità di resistenza alla siccità, ai terreni poveri, alle condizioni climatiche difficili (sopporta bene sia il caldo che il freddo).

    Viene solitamente seminata in primavera, a volte con il frumento. Da questo punto non ha bisogno di alcuna concimazione, ma solo del controllo delle erbe infestanti che potrebbero compromettere il raccolto. Questo arriva in piena estate, tra luglio e agosto, quando la pianta viene prima tagliata, lasciata essiccare per qualche giorno e infine trebbiata.

    Per la completa essiccazione bisogna però attendere alcune settimane. Una volta secca, viene ripulita e, infine, confezionata accompagnata da una foglia di alloro e alcuni grani di pepe che ne garantiscono la conservazione per lungo tempo senza particolari problemi.

    Della Lathyrus sativus si consumano i semi, contenuti in baccelli, poco più grandi dei piselli, ma più schiacciati, spigolosi, con un colore che può variare dal marrone al grigio e ricoperto da una buccia poco spessa.

    Il seme è diverso per ogni tipo di pianta. Le cicerchie si trovano solo secche, e vanno sottoposte a un lungo ammollo prima di essere cotte e consumate. L’odore, da crudo, è simile a quello del pisello e il sapore è un misto tra fava e pisello.

    Lathyrus Sativus

    Lathyrus Sativus

    Proprietà nutrizionali
    Le cicerchie sono un alimento molto ricco di proteine. Contengono, inoltre, vitamine del gruppo B (B1 e B2), vitamina PP, calcio e fosforo. Vantano anche una buona quota di fibre. Sono povere di grassi, ma molto energetiche. Stimolano la memoria e migliorano il tono muscolare. Risulta essere molto adatta anche ai vegetariani che tendono a sentirsi deboli ed astenici. Come tutti i legumi ha caratteristiche nutrizionali interessanti, sia per l’elevato contenuto di proteine e amido sia per la scarsa quantità di grassi.

    La cicerchia è caratterizzata anche da un elevato contenuto di ferro ed era considerato uno dei principali cibi per chi doveva affrontare dure giornate di lavoro, come quello nei campi. Si tratta certamente di una alimento con ottime caratteristiche nutrizionali tuttavia, il consumo non deve mai essere eccessivo (nel prossimo paragrafo vedremo perché).

    Il latirismo
    I semi della cicerchia contengono in quantità variabile un aminoacido detto ODAP (acido ossalildiamminopropionico) ad attività neurotossica. Questa sostanza è stata correlata al neurolatirismo, una patologia degenerativa che causa paralisi degli arti inferiori del corpo. Bisogna però tenere conto che questa malattia si è presentata in Europa e Asia dopo periodi di carestia dove la cicerchia, proprio per le sue caratteristiche di resistenza a condizioni avverse, rappresentava l’unico o il principale nutrimento per lunghi periodi.

    Il contenuto di ODAP delle cicerchie è considerato variabile a seconda delle caratteristiche del terreno e delle condizioni ambientali e oggi si stanno studiando nuove tecniche di coltivazione che permettano di ottenere semi con un bassissimo contenuto di ODAP.

    In ogni caso, in una dieta varia, ricca di alimenti diversi, oggi il pericolo di contrarre questa patologia in seguito al consumo di cicerchie è veramente irrisorio.

    Come ridurre al minimo la tossicità delle cicerchie? La raccomandazione è quella di dedicare alle cicerchie un lungo ammollo prima della cottura in acqua preferibilmente salata e tiepida per 24 ore. Al momento della cottura dovrete sostituire l’acqua dell’ammollo con nuova acqua pulita e non salata. La cottura ad alta temperatura contribuisce ulteriormente a sconfiggere la potenziale tossicità della cicerchia. E’ necessario cuocere le cicerchie in acqua bollente. I tempi possono essere piuttosto lunghi, al pari di quelli dei ceci o dei fagioli secchi ma anche superiori. Il lungo ammollo e la cottura prolungata e ad alte temperature aiuterebbero anche a rendere le cicerchie più digeribili.

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