• Glicemia: conoscerla per controllarla

    Glicemia: conoscerla per controllarla

    Il glucosio: carburante delle nostre cellule
    Le nostre cellule per poter funzionare al meglio necessitano di carburante che, nella maggior parte dei casi è rappresentato dal glucosio. Possiamo quindi dire che una certa quantità di questo zucchero deve essere sempre presente in circolo per poter rifornire le cellule e questo vale soprattutto per le cellule cerebrali e per i globuli rossi che possono usare solo ed esclusivamente questa fonte energetica (a differenza delle altre cellule che possono ricavare energia anche dai grassi).

    Ma che cos’è il glucosio?
    Il glucosio è uno zucchero semplice (monosaccaride) che, in combinazione con altri monosaccaridi forma i disaccaridi quali il lattosio, il saccarosio e il maltosio, fino ad arrivare a zuccheri di deposito come il glicogeno.
    La maggior parte degli zuccheri complessi che ingeriamo viene ridotta a glucosio e ad altri zuccheri semplici ed è in questo modo che il glucosio arriva nel sangue passando attraverso le pareti intestinali.
    Il suo livello nel torrente ematico viene regolato da due ormoni, l’insulina ed il glucagone e quello in eccesso viene immagazzinato nel fegato sotto forma di glicogeno.

    L’indice glicemico
    Dato che il glucosio viene assorbito rapidamente dalle pareti intestinali senza essere modificato durante i processi digestivi, è uno degli zuccheri con più alto indice glicemico ed è proprio per questo motivo che viene utilizzato come unità di misura dell’indice glicemico stesso ed il suo valore convenzionalmente si pone pari a 100.
    L’indice glicemico indica pertanto la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue in seguito all’ingestione di 50 gr di carboidrati contenuti in un dato alimento.

    Come viene regolato il glucosio nel sangue?
    I valori della glicemia (cioè la quantità di glucosio nel sangue) variano nel corso della giornata e sono influenzati da quanto, quando e cosa mangiamo. In più dipendono anche dall’ attività fisica che svolgiamo.
    Dopo un digiuno di 8 ore la glicemia dovrebbe essere compresa tra 70-99 mg/dl (secondo l’OMS si può arrivare fino a 110 mg/dl).
    Dopo due ore dall’ingestione di cibo, tali valori dovrebbero essere inferiori ai 140 mg/dl anche se dopo una cena abbondante si possono raggiungere i 180 mg/dl.
    I due ormoni che consentono di mantenere costante la glicemia, agendo in maniera opposta, sono l’insulina ed il glucagone.
    L’insulina è un ormone ipoglicemizzante e fa abbassare la glicemia, mentre il glucagone è iperglicemizzante.
    Vediamo di capire meglio come funzionano…
    Quando mangiamo un piatto di pasta abbondante, la glicemia sale a causa della grande quantità di glucosio che deriva dalla digestione del nostro pasto.
    A questo punto il cervello percepisce l’aumento di zuccheri nel sangue e invia il segnale per la produzione di insulina che dovrebbe riportare la glicemia a valori normali. Questo ormone permette così alle cellule di assorbire il glucosio in circolo mentre quello in eccesso viene inviato al fegato che lo immagazzina sotto forma di glicogeno.
    Il glucagone interviene quando la glicemia si abbassa troppo e induce la produzione di glucosio a partire da glicogeno, favorendo anche l’utilizzazione di grassi e aminoacidi se lo zucchero immagazzinato è poco (processo noto come gluconeogenesi).

    L’iperglicemia
    Si parla di iperglicemia quando i livelli di glucosio ematico superano i valori ottimali che abbiamo visto precedentemente.
    Già valori pari a 90-130 mg/dl potrebbero rappresentare un campanello d’allarme in quanto se questo valore rimane protratto nel tempo può comunque danneggiare cervello, occhi, reni e arterie.
    Oggi siamo purtroppo abituati a consumare cibi con elevato indice glicemico (pane, pasta, pizze, focacce, dolci, in genere preparati con farine raffinate) e a muoverci pochissimo e questo ha portato ad un aumento dei casi di diabete.
    Nonostante ciò, il problema non riceve ancora la giusta attenzione e spesso si sottovalutano sintomi quali stanchezza, sonnolenza dopo i pasti, pelle secca e pruriginosa, aumento dell’appetito che sono indice di iperglicemia.

    Prediabete: l’intolleranza al glucosio
    L’ IGT (Impaired Glucose Tolerance) è una condizione in cui la glicemia, dopo due ore dall’assunzione di una soluzione glucosata, assume valori compresi tra 140 e 200 mg/dl (test curva da carico orale di glucosio).
    In presenza di questa condizione i livelli di glicemia a digiuno possono essere normali o leggermente elevati.
    Non ci troviamo quindi davanti alla patologia diabetica, ma ad una alterazione del metabolismo degli zuccheri che può comunque predisporre a malattie cardiovascolari.
    Chi ne soffre può manifestare anche altri sintomi riconducibili alla Sindrome Metabolica (di cui abbiamo parlato in un altro post), ma è comunque una situazione reversibile.

    Diabete di tipo 2
    Il Diabete di tipo 2 o insulino-indipendente è caratterizzato da una certa funzionalità delle cellule pancreatiche che producono insulina, ma le cellule dell’organismo diventano insensibili a questo ormone.
    Sebbene vi sia una componente genetica, è l’alimentazione scorretta e lo stile di vita sedentario che portano all’insorgenza di questa patologia.
    È una patologia strettamente collegata al sovrappeso e all’obesità, ma non tutti gli obesi diventano diabetici.
    Lo zucchero in eccesso si trasforma in grasso addominale che è poi quello maggiormente associato ad un aumentato rischio cardiovascolare.

    È possibile migliorare il controllo della glicemia scegliendo cibi più sani, un’alimentazione razionale ed equilibrata che, unitamente all’attività fisica regolare, renda possibile anche una perdita di peso, primo intervento efficace ed economico. Ciò non significa privarsi dei cibi preferiti, ma seguire una dieta che in modo equilibrato contenga tutti i nutrienti necessari.
    È ormai noto infatti che è sufficiente perdere il 5-10% del peso iniziale per ottenere un miglioramento significativo di tutte le patologie cardiovascolari e metaboliche associate ai valori troppo elevati di glicemia.

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